Maltrattamenti contro Familiari
e Conviventi: Avvocato a Roma

Studio Legale Specializzato a Roma

Quadro generale e contesto sociale

La crescente instabilità di coppia, e la conseguente conflittualità familiare producono un numero sempre maggiore di reati in ambito domestico, quale quello di maltrattamenti (“contro familiari e conviventi” previsto dall’art.572 c.p.)
L’esperienza di tale reato, che la si viva dalla parte della “vittima” o del “carnefice” (o presunti tali), è destinata a segnare ineluttabilmente la vita della persona coinvolta, sia per le conseguenze dirette del processo penale (il Codice prevede pene assai aspre, che in presenza delle diverse aggravanti possono arrivare fino a ventiquattro anni di reclusione), che sui rapporti familiari, potenzialmente quanto immediatamente condizionabili anche dalle altrettanto gravi misure cautelari previste come per tutti gli altri delitti inseriti, dal 2019, nel cd. “codice rosso”.

Strumentalizzazioni e dinamiche relazionali

La strumentalizzazione del processo penale a fini definitori di rapporti sentimentali logorati ed esauriti è più frequente del dovuto, seppur meno usuale dell’anacronistico ma perdurante atteggiamento machista ancora in voga in molte coppie persino socialmente evolute del terzo millennio.

Perché la tutela penale deve essere tempestiva

Una adeguata tutela penale si dimostra pertanto di fondamentale importanza al fine di delineare e poi concretamente realizzare con la tempestività di intervento necessaria, la più efficace strategia processuale o preprocessuale una volta (in non rari casi anche prima) che sia stata depositata in Procura una denuncia-querela.

Comprendere la realtà familiare prima di agire

La realtà familiare generatrice della vicenda penale va infatti compresa con i giusti tempi ed approfondimenti, senza alcuna forma di superficialità, stante l’importanza degli interessi e degli equilibri in gioco, nei quali risultano spesso coinvolti figlie e figli destinatari di sempre più frequenti manipolazioni genitoriali.

Il ruolo dell’avvocato penalista

L’avvocato penalista non è soltanto il professionista attraverso il quale coinvolgere nel modo più efficace la Procura nel caso di situazioni di rischio connotate da pericolose escalations di violenza (fisica o verbale, diretta o indiretta che possa essere) o difendersi al meglio rispetto all’ipotesi di accusa, ma prima di tutto un attento e scrupoloso ascoltatore, non privo di doti empatiche, cui descrivere nei dettagli la propria vicenda personale per consentire l’adozione delle migliori iniziative di volta in volta necessarie per la tutela concreta e sostanziale delle persona assistita.

Tecnica, strumenti e indagini difensive

La tecnica e la preparazione giuridica, la conoscenza degli strumenti messi a disposizione delle parti dalla Giustizia, consentiranno al difensore esperto di acquisire con le giuste formalità gli elementi di prova indispensabili tanto per l’immediato, quanto per i successivi sviluppi processuali, anche attraverso una eventuale congrua attività di indagine difensiva.

Elementi costitutivi del reato e attenzione alle prove

Considerate le peculiari caratteristiche del reato di maltrattamenti, connotato da condotte fisiche, psicologiche, o da una commistione di entrambe, reiterate nel tempo e produttive di effetti nefasti non sempre visibili, particolare attenzione va infatti dedicata alla ricostruzione delle dinamiche relazionali o di coppia per verificare la sussistenza degli elementi costitutivi del delitto e l’individuazione di quelli probatori.

Violenza fisica e psicologica: cosa rileva

Sotto il primo profilo hanno rilievo tutte le forme di violenza tanto fisica, che si sia pertanto concretizzata con percosse, pugni, calci ed altri gesti con o senza evidenti lesioni personali, quanto psicologica, quali abusi realizzati attraverso insulti, umiliazioni, atteggiamenti svalutativi del partner, minacce anche velate, controllo economico unilaterale delle disponibilità familiari o qualsivoglia atteggiamento che determini nella vittima soggezione, svilimento, prostrazione, paura, o altro genere di sofferenza psicologica.

Ricostruzione cronologica e fonti di prova

Sotto il secondo profilo occorre una puntuale e paziente ricostruzione dell’accaduto, in genere verificatosi nell’arco di un lungo periodo di tempo, nel tentativo di individuare testimonianze, certificazioni mediche o altri documenti utili, a seconda dei casi, a confermare o smentire l’ipotesi accusatoria.

Dalla realtà vissuta alla prova processuale

Tradurre la realtà vissuta in prove utilizzabili nel processo (una distinzione che spesso sfugge alle persone direttamente coinvolte) è infatti compito precipuo e specifico del difensore, tanto dell’imputato quanto della parte offesa che poi intenda costituirsi parte civile.

Il tema del risarcimento del danno

Anche se non incide sulla vicenda processuale in sé, parimenti importante è il profilo del risarcimento dei danni subiti dalla vittima, che sarà parametrato dal Tribunale sulla base della gravità delle eventuali lesioni, della durata delle condotte reiterate nel tempo, dell’entità del pregiudizio, e liquidato al termine del processo anche attraverso una condanna provvisoriamente esecutiva (pertanto immediatamente esigibile) nei limiti della prova raggiunti in quella sede.